ONDATA DI PANDEMIA: UNO SGUARDO “PSICOLOGICO” AL PROBLEMA CHE RI-EMERGE

By Marta Viappiani 2 anni agoNo Comments

Siamo in una fase completamente diversa rispetto la scorsa primavera.

Così anche il nostro stato d’animo.

Se da una parte dobbiamo ricordare continuamente di seguire le norme di sicurezza quale l’uso di gel, le mascherine e la distanza di sicurezza, dall’altra dobbiamo trovare il modo di “costruire e coltivare” nella dimensione digitale, la parte relazionale e sociale. Occorre riuscire a dedicarci a progetti, a idee creative che ci aiutino a non rendere le nostre giornate sempre uguali e noiose. Stato che con estrema facilità ci porterebbe a livelli di ansia e di depressione.

Ecco che lo scopo di una Breve Psicoterapia o di un supporto psicologico in questa fase, avrebbe lo scopo di cercare modalità e strumenti per raggiungere un maggiore benessere psicologico e un sano equilibrio psicofisico qualora si siano verificati traumi. Ma, in modo particolare un percorso di questo tipo serve soprattutto ad attivare la resilienza oltre che avere strumenti atti a Prevenire stati di malessere che col tempo possono acuirsi.

Mentre a marzo si registravano attacchi di panico, paura somatizzata in cefalee, insonnie e altri vari malesseri ora si registrano:

– rabbia, confusione per le attese dei cambi programmi e per i cambi delle regole a cui faticosamente ci si era adeguati, incertezza economica, depressione, apatia, chiusura e ancora terrore di ricadere in un lockdown doloroso e assai faticoso da reggere.

Consideriamo che un incidente di macchina, un lutto, un terremoto… sono tutte situazioni traumatiche alle quali, ognuno di noi reagisce come è capace, come è preparato e come è in grado di attivare la sua Resilienza.

Quando si vive un “trauma”, ci si sente storditi, intorpiditi, confusi, persi. Ci rimettiamo in carreggiata, reagiamo chiamando a raccolta tutte le forze di cui siamo capaci, ci facciamo coraggio (Resilienza). E’ così che stiamo vivendo, tutti, in questa fase di Covid.

La seconda ondata di contagi ci sta avvolgendo in maniera “invisibile”, per cui ancor più terribile non vedere quale sia il nemico da combattere ed è l’intera collettività ad esserne esposta.

C’è chi sostiene che questa ricaduta dell’emergenza si poteva evitare, ma è senz’altro vero che stiamo assistendo ad una situazione reale che sta accadendo e della quale non abbiamo la misura, proprio perchè non si vede nè si sente, così che non possiamo prevedere nulla ed ecco il motivo per cui navighiamo con estrema difficoltà.


Però, possiamo scegliere, individualmente, quanto esporci al discorso dell’allarme, quello dei collegamenti TV con i social, col parlarne con gli altri… Possiamo leggere fino a un certo punto, collegarci fino a un certo punto, commentare fino a un certo punto. La negazione è un pensiero ma anche un meccanismo difensivo che proprio dallo stato di angoscia che sempre più ci pervade, vuole difenderci.

Molte persone che incontro e che telefonano e con le quali parlo, temono il lockdown come si teme la memoria di un trauma. Lo temono sul piano, per i della preoccupazione per il lavoro, per l’organizzazione giornaliera, per la salute.ropri bimbi, per la gestione degli anziani. lMa ’angoscia, permane perchè torna a presentarsi un’esperienza troppo assurda, come le città deserte, le immagini delle bare, le entrate contingentate al supermercato, gli incontri solo nella distanza, la solitudine, la preoccupazione di chi non hai accanto (congiunti). Le soluzioni ventilate o le mille proposte lasciano un vuoto, uno stato di incertezza e di insicurezza, uno stato di impotenza coi troppi interrogativi senza risposta.

Dopo l’estate ci stavamo rilassando e ora, siamo costretti a ritirarle su. 

Ma qual’è ora il nostro stato d’animo??

– di maggiore stanchezza, di tristezza, di impotenza…. Ci si è anche inventati un nome, :  “pandemic fatigue”, e secondo l’Oms è una perdita di forza psichica, di motivazione, di fiducia. Una svogliatezza a occuparsi della portata di questa nuova preoccupazione generale.

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