La negazione come reazione alla seconda ondata della pandemia

By Marta Viappiani 1 anno agoNo Comments

Il meccanismo difensivo della negazione è utilizzato sistematicamente dalle persone di fronte a stress e angoscia. Inconsapevolmente si adottano cosi comportamenti impropri e, in caso Covid, potenziali occasioni di disagio. È necessario sensibilizzare allo scopo del bene collettivo e offrire supporto psicologico, possono essere strumenti utili a combattere questi rischi e favorire così il processo della resilienza” (cit. CNOP 23.10.2020)

Troppe persone in pandemia, stanno dimostrando di non rispettare le regole temporanee per il bene della collettività dimostrandosi così, pericolosi ed egoisti.

Pare che alcune persone che non rispettano le regole sanitarie, siano mosse da particolari meccanismi psicologici ovvero quelli “di archiviare nel ns cervello problemi e situazioni traumatiche per permetterci di proseguire la nostra vita che altrimenti rischierebbe di essere messa in crisi”.

 Tale meccanismo, utile a superare difficoltà emotive della nostra normale quotidianità, nel caso attuale di emergenza sanitaria, rende difficile riuscire a contenere la pandemia.

Il nostro cervello ci aiuta a dimenticare brutti ricordi per farci vivere al meglio. È stato dimostrato dagli studi effettuati nel 2017 a Cambridge e che hanno rilevato come l’aumento della concentrazione di un neurotrasmettitore (GABA), faccia aumentare nel cervello la capacità di archiviare i ricordi negativi. Meccanismo a volte controproducente     quando le persone rimuovono problemi come quelli di “autoprotezione” come nella pandemia attuale, cosicchè non affrontandoli nè tantomeno risolvendoli, li costringono a ripetere sistematicamente pattern dannosi.

La seconda ondata della pandemia nella quale è indispensabile adottare misure di contenimento molto stringenti, fa sì che molte persone non si attengano alle norme precauzionali perchè mentalmente incapaci di reggere il carico delle responsabilità richieste in questa fase.

Le risposte alle situazioni traumatiche o pericolose come questa, variano molto sia perchè legati alla personalità di ognuno ma anche perchè legati al tipo di stressor e alla percezione del rischio che è soggettiva

Possibili reazioni a questa seconda ondata:

– in primis quelle emotive; infatti paura del contagio e ansia per l’incertezza della durata della pandemia sono visibili

– poi per i problemi economici e sociali che la stessa ha causato e che stiamo vivendo tutti (mancanza di eventi/concerti/cinema per cui sere in casa, no amici per paura di contagi e perdite del lavoro sono le più eclatanti)

– ma anche distorsioni cognitive che portano a sottovalutare il rischio (pensare che familiari non possono essere veicoli di contagio per la fiducia che abbiamo verso loro, per esempio)

– ed anche manifestazioni di dubbi verso ciò che ci propina il Governo o Istituzioni. Ecco i negazionisti o le teorie di complotti.

La rimozione in psicanalisi è un meccanismo inconscio: allontana dalla consapevolezza della persona desideri o pensieri vissuti come intollerabili e che causerebbero angoscia.

Tale meccanismo, alla base delle nevrosi, entro certi limiti è fisiologico.

Negare le evidenze scientifiche potrebbe ricondurre alla paura che si è incapaci di gestire e quindi alla mancata accettazione delle situazioni difficili (pandemia ma anche emergenza climatica)

Lo stesso Ministero dell’Interno nelle sue linee guida per il sostegno psicologico di maggio 2020, riconosce tra le manifestazioni di disagio i comportamenti di evitamento fobico e di negazione. Anche nel PTSD può verificarsi amnesia con l’incapacità di rievocare aspetti importanti dell’evento traumatico.

In questo senso alcune persone possono rimuovere soprattutto quelle che non hanno avuto il tempo di riadattare in maniera efficace e positiva alla loro quotidianità nè hanno strumenti per reagire in modo proattivo alle notizie angoscianti.

Ecco che le norme sanitarie introdotte hanno alterato le abitudini quotidiane.

 La rapidità con la quale sono state immesse ha creato uno shock collettivo perchè non è stata fatta una elaborazione e metabolizzazione che porti ad accettare il nuovo contesto: rabbia ma anche rassegnazione, adattamento e accettazione che non essendo stati raggiunti da tanti, si sono bloccati alla negazione e continuano a comportarsi come se nulla fosse.

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