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Tantissime
persone chiedono la differenza tra Psicologo e Psichiatra ed io
spiego sempre che mentre il primo cura i disagi psicologici di cui
fin qui si è parlato, lo Psichiatra cura la vera e propria malattia
mentale: per di più il primo ha una laurea specifica con la
successiva specializzazione in Psicoterapia ad esempio, mentre il
secondo ha una laurea in Medicina ed una specializzazione in
Psichiatria e questo gli permette la somministrazione di farmaci là
dove si presenta la necessità.
Dunque:
-
Abbiamo
fin qui compreso che la Psicoterapia ha come fine ultimo la cura
del malessere psico-fisico-emotivo?
-
Abbiamo
fin qui compreso che lo Psicologo-Psicoterapeuta non propone MAI
farmaci poiché è appannaggio dello specialista competente?
-
Abbiamo
compreso che è difficile che un farmaco da solo riesca a curare
un disagio psicologico?
Ecco, se
abbiamo fin qui compreso tutto ciò, trattiamo ora le problematiche
relative all’insorgenza del disagio psicologico in chiave
farmacologica.
Consideriamo
che il disagio può essere causato da tre fattori:
-
Psicologico (in cui rientra tutta la storia del soggetto)
-
Sociale (
ovvero il contesto in cui è cresciuto)
-
Biologico
(ereditarietà, familiarità. Ecc)
Con queste
premesse appare chiaro comprendere che il farmaco può sicuramente
aiutare nella fase acuta del disagio specie se il Biologico
riconduce a stati familiari conosciuti ad esempio. Negli stati
d’ansia il farmaco sicuramente la contiene e negli stati depressivi
sicuramente l’allevia ma di certo, da soli, non risolvono le cause
del disagio stesso.
Ecco perché
diventa fondamentale a questo punto poter avere un punto di
riferimento in cui:
·
poter esprimere tutto il dolore
·
poter cercare dentro di sé delle
alternative
·
riuscire a modificare (come detto in
precedenza) il proprio stile di vita
·
e perché no, da attore provare a diventare
regista.
Per concludere
direi che nelle situazioni di disagio psicologico, lo Psicofarmaco
sta alla Psicoterapia, come la Psicoterapia sta allo Psicofarmaco.
“Timori del
paziente, nell’assunzione di psicofarmaci”
Abbiamo già detto
che non sempre è indispensabile il farmaco ma quando lo Specialista
(nel nostro caso la Neurologa) lo ritiene necessario, ricordiamoci
che la sua assunzione sarà molto efficace. Se i farmaci saranno ben
utilizzati, sono assai sicuri, e non sono dannosi anche perché se ne
potrà fare tranquillamente a meno dopo la cura. Fondamentale dire
anche che il farmaco non deve mai essere utilizzato da solo ma
sempre inserito in un contesto di una rete terapeutica integrata
(ricordate la “cassetta degli attrezzi”?) formata da Neurologa,
Psichiatra (dove necessita) Psicoterapeuta ed ovviamente anche il
Medico di Base. Là dove necessario vediamo gli inserimenti nei
gruppi di mutuo-aiuto o nei Corsi di cui si è parlato. La cosa più
importante da comprendere è che lo psicofarmaco dev’essere “a
termine”. Infatti sia la relazione con gli Specialisti che la
convinzione della persona alla loro assunzione, sono condizioni
essenziali per il fallimento o il successo delle terapie.
“Tipologie di
farmaci”
Nel nostro ambito
di disagio psicologico i farmaci maggiormente utilizzati sono:
Nella
prima fascia troviamo farmaci conosciuti come il Seroxat, lo Zoloft,
il Citalopram, l’Elopram, il Seropram ecc. Tutti fanno effetto in
circa tre settimane dalla prima assunzione poiché agiscono
aumentando la quantità di serotonina (fondamentale per stabilizzare
il tono dell’umore) che non è più prodotta dall’organismo a
sufficienza. Le grandi paure dei pazienti sono: da una parte quella
della dipendenza: ripeto che è impossibile se seguiti con
professionalità da uno specialista che controlla la situazione
periodicamente e dall’altra quella degli effetti collaterali: Il
professionista inizia con il far assumere una dose minima fino ad
aumentarla progressivamente nel giro di un paio di settimane. Se non
fosse ben tollerato se ne accorgerebbe immediatamente. Inoltre sono
farmaci molto ben tollerati .
Occorre ovviamente
seguire sempre molto bene quel che dice lo Specialista: assumere
solo le dosi consigliate, dopo i pasti, non sospenderli bruscamente.
L’unica raccomandazione riguarda l’assunzione degli psicofarmaci che
non deve essere associata a sostanze alcoliche (vino, birre).
Nella seconda
fascia troviamo lo Xanax,il Mialin, il Lexotan, il Valium, il
Tranquirit, il Tavor ecc. E il loro scopo è quello di diminuire
un’ansia magari troppo intensa e soprattutto non gestibile con altre
terapie. L’effetto collaterale più fastidioso può essere quello
della sonnolenza che può provocare l’ansiolitico ma credo sia
bassissima l’insorgenza (1 su 10 pazienti). Altri effetti
collaterali che possono comparire sono: insonnia, stanchezza,
vertigini ed annebbiamento nella vista oltre che aumento del peso
corporeo.
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